Venezia è una delle poche città italiane dove uno proveniente da Milano può inarcare le sopracciglia per i prezzi, è una magra soddisfazione ma si fa quello che si può……
In compenso se si esce dal circuito infernale Stazione- Rialto- S. Marco, la qualità media è buona.
Viaggiando con la Perla, che come tutti  i bambini ha idee molto determinate e non negoziabili sui cibi commestibili, non ci siamo avventurati in posti particolari, accontentandoci di qualche trattoria tradizionale. La prima, indicataci da un amico, si trova di fronte all’ Arsenale: Da Paolo un ambiente familiare, frequentato dagli indigeni, con una cucina semplice, ma espressa e ben realizzata, qui abbiamo mangiato un ottimo baccalà mantecato e delle seppie ai ferri freschissime, la pizza a detta della Perla è buona. L’altra   trattoria è alla Salute, vicino al Guggheneim , Ai Cugnai Dorsoduro S.Vito 857, ci siamo entrati dopo aver dovuto lasciare un bacaro lì vicino perché, pur esponendo ogni prelibatezza non facevano gli spaghetti; ho smesso di odiare la Perla quando ho visto che fra i frequentatori c’erano dei gondolieri, abbiamo mangiato le seppie al nero con polenta e le sarde al saor veramente buone.

Per me gastronomicamente Venezia è rappresentata dal baccalà mantecato e dalle sarde in saor, sul primo non mi esprimo perché non sono riuscito ancora a farlo come conviene, ma le sarde le faccio perché hanno un sentore di Venezia, d’ Oriente, di Rinascimento e durano a lungo in frigo…e sullo stomaco.

Sarde in Saor

Ingredienti: 600 gr sarde fresche, 50 gr pinoli, gr 50 uvetta secca, due cipolle grosse, farina, aceto bianco, vino bianco, olio d’ oliva, pepe, chiodi di garofano

Preparazione: pulite le sarde togliendo testa e interiora, infarinatele e fattele friggere dorandole, mettetele sulla carta e salate; in una padella con poco olio fate soffriggere la cipolla affettata fino a che sia dorata, aggiungete due bicchieri d’ aceto e uno di vino bianco, l’uvetta ammollata e strizzata, i pinoli, 3 chiodi di garofano e cinque grani di pepe, portate a ebollizione. Adagiate uno strato di sarde su una terrina, ricoprite con le cipolle, adagiatene un altro e continuate così fino a che resterà uno strato coperto dalle cipolle. Coprite e lasciate in luogo fresco per uno due giorni prima di servire.

BIBLIO: Le ricetta regionali italiana A. Gossetti della Sala Solares

 

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