Mia madre non amava particolarmente cucinare,  era  figlia della prima maestra femmina di un paesino del Veneto, nota per comandare in casa e per non aver mai toccato una pentola in vita sua. Quindi mia madre come tutti quelli che non amano cucinare, ma ci tengono a essere efficienti e fare bella figura  aveva perfezionato alcuni piatti: il Pasticcio ( lasagne corte), Gnocchi al sugo ( morbidi e saporiti), le frittelle (unte e buonissime) e per il resto se la cavava.
Naturalmente c’erano alcuni piatti “monstre” che lei reputava grandi realizzazioni  e tutto il resto della famiglia no,  fra questi il più temuto era la Faraona di Natale. Per qualche inesplicabile motivo pensava che il Pollo fosse troppo volgare da fare a Natale e si era incaponita con la Faraona, imperversando implacabile tutti gli anni, Natale dopo Natale nonostante la resistenza passiva e il mugugno dei famigliari. La Faraona si presentava di un colore nocciola scuro, di consistenza pari al cuoio vecchio e di sapore neutro, al taglio si divideva in filamenti persistenti e pareva impermeabile a ogni condimento.

A seguito delle prime positive esperienze con la Romertopf , ho deciso di  provare a sfatare il mito famigliare sull’immangiabilità della faraona.

Faraona al forno

Ingredienti: una faraona da 1Kg, 40 gr di burro, salvia, rosmarino, 25 gr di prosciutto crudo, ½ bicchiere di brodo, sue spicchi d’aglio, sale e pepe

Preparazione: mettere a bagno la pentola per ½ ora, ammorbidire 1/3 del burro, tritare rosmarino, salvia e prosciutto crudo e mescolarli insieme, salare e pepare, riempire la faraona con il composto e cucirla con un filo dai due lati in modo che il composto non esca. Mettere il burro rimanente e il ½ bicchiere di brodi nella pentola, aggiungere la faraona e due spicchi d’aglio, chiudere la pentola e infornare a forno spento, cuocendo per circa due ore a 180°, girando ogni mezz’ora la faraona. Al termine tagliare la faraona in pezzi e coprire con il sugo mescolato al ripieno.

Osservazioni: è venuto, a detta dell’Apprensiva, un piatto splendido, crostato fuori, morbido e saporito dentro, se mai esiste un aldilà comunque mia madre sosterrebbe che la sua era più buona.

Biblio: www.accademiabarilla.it/ricette/emilia-romagna