Stanchi del dibattito siamo andati a vedere il film; alla fine molto pathos, un tentativo di appaluso e parecchi occhi lucidi. Siamo usciti dal cinema in silenzio con un peso sullo stomaco e sul cuore, sentendoci un po’ colpevoli anche noi di una storia che era cominciata quando eravamo ragazzi, si era sviluppata negli anni della maturità sino a diventare un ginepraio incomprensibile ed era finita con alcuni colpevoli individuati, altri (i mandanti) indicati per categoria e nessuno punito.
Ci sentivamo colpevoli anche solo per averlo subito, per non aver protestato tutti i giorni. Per quanto riguarda le polemiche mi sembrano cose un po’ da reduci, il film in fondo mostra le poche cose ormai chiarite: i dirigenti di polizia ex fascisti degli anni sessanta, i servizi molto deviati, quelli un po’ e quelli no, i depistaggi, i processi trasferiti, la politica e le sue reticenze, i fascisti veneti e lascia aperte le domande che non hanno risposta: perché due inneschi, cos’è successo veramente a Pinelli, chi erano precisamente i burattinai? Forse un santino di  troppo per Calabresi, ma un risarcimento per la vittima di una campagna crudele non stona…