images-1Grazie a una mattinata di brutto tempo ( da 40° a 20° in sei ore) ci siamo finalmente mossi dalle nostre vacanze alla messicana e grazie a una replica di Passpartout siamo andati a Galatina nel cuore del Salento unendo al viaggio una cena al Modò di Nardò ristorante di cucina creativa di cui avevo visto ottime recensioni in rete e specifìcatamente nella Gazzetta Gastronomica.

Santa Caterina

E’ stata una piacevole sorpresa: una chiesa del ‘200 ricchissima di affreschi, draghi, cavalieri, angeli e una storia di  S. Francesco da far invidia a Giotto.
In un posto così,  in un paese civile e conscio di quello che possiede, ci dovrebbero essere le code di turisti. La vistita è stata prima disturbata e poi arricchita da un matrimonio stile “ Cetto la Qualunque”: padre dello sposo con camicia nera, vestito  e cravatta crema, tarchiato emanava sicurezza e potere, sposa infagottata in un incredibile abito bianco che ne sottolineva le ubertose forme, invitati con tutta la gamma del glamour tamarro: dal satin fasciante a rischio di esplosione al laccato/abbronzato/gelificato. Meglio di un film….

Modò
Premessa mi piace valutare i ristoranti che frequento, ma lo faccio senza spocchia e con rispetto per chi ci lavora, penso che ognuno possa scegliere la categoria in cui vuol misurarsi e debba essere valutato per quello che offre in quell’ambito, ricordo ancora con rimpianto una fumosa friggitoria di Istanbul in cui l’Apprensiva non mi ha lasciato entrare.
Volevo una volta tanto uscire dalla cucina regionale e provare questo giovane chef creativo di cui si parlava bene in rete e siamo quindi arrivati pieni di aspettative, dopo aver rinunciato ad assaggiare a Galatina il miglior pasticciotto del Salento per non rovinarci la bocca.
Arriviamo alle 20,30 primi avventori perché qui è considerata ora antelucana, il locale è carino, forse un po’ freddo, ma noi mangeremo fuori con una vista deliziosa sulla piazza barocca di Nardò. Una prima piccola delusione nella lettura del menù: pochi piatti sembrano veramente creativi, mentre altri paiono di tradizione, solo descritti in modo creativo. Comunque ordiniamo: uno spaghetto alla chitarra con polipo, zucchine e menta, gnocchetti con frutti di mare su salsa di pomodoro e, non resistendo e non trovando valide alternative, due fitti di mare in tempura con sfoglia di patate. Viene servita l’acqua, ma non versata, errore veniale, ma sempre errore per un locale che vuol giocare in serie A.
Dopo una lunga pausa arrivano i primi: gli spaghetti alla chitarra non sono alla chitarra, il sugo è buono ma un po’ salato; i gnocchetti sono morbidi, i frutti di mare abbondanti, ma la base di pomodoro non ha acidità e il piatto è un po’ sciapo. A questo punto una cameriera ci chiede se vogliamo il dolce e rispondiamo cortesemente che aspettiamo il fritto, dopodichè si apre una pausa di 45 minuti in cui non succede niente: le due cameriere non mettono il naso nel dehors e i piatti non arrivano. Finalmente arrivano due cartocci ( perché in cartoccio, mica dobbiamo mangiarli per strada?!) con due gamberi in tempura e il resto un fritto misto di scarsa fattura, la sfoglia di patate risulta essere chips anche quelle di non elevata fattura. Nessun motivo o scusa per il ritardo, scappiamo via per non dover aspettare 20 minuti il caffè. Il prezzo comunque è decente

Ps nella scheda c’era scritto che l’architetto che ha disegnato il locale seguiva la sala, evidentemente il cameriere non è considerata una professione per cui bisognasse formarsi e si è visto……

Siamo tornati a casa felici per le cose viste e un po’ indignati per quelle mangiate