images-2Devo premettere che all’annuncio dell’Esposizione io ero abbastanza contento e lo sono ancora, un po’ perché mi piacciono le novità, un po’ perché spero possa dare una spinta a Milano per uscire dalla depressione e auspico che, come le Olimpiadi a Torino, possa diventare un momento di svolta. Mi irritano sempre di più quegli atteggiamenti della  sinistra-sinistra che a forza di spostarsi all’estremo, si ritrova sulle posizioni della destra nostalgica e retriva: odiano i treni, non hanno nessuna fiducia nel futuro e nelle sfide della modernizzazione e rimpiangono un bel tempo antico dimenticando di quanto fosse brutto e ingiusto. Però sono abbastanza di preoccupato dal fatto che non abbiano ancora trovato una destinazione per il sito, un investimento enorme per la città, con il rischio che anziché la storia delle Olimpiadi non si finisca in quella di Italia 61.
Nonostante il fatto che l’Artista sia fieramente anti Expo abbiamo ottenuto il permesso di portarci la Perla e quindi siamo partiti per una visita esplorativa per programmare al meglio la futura escursione. L’accesso al sito è agevole e ben organizzato, il padiglione 0, fatto in collaborazione con l’Onu, è emozionante e istruttivo, l’esposizione nel suo complesso è grande e c’è proprio di tutto: messaggi importanti sul futuro alimentare del pianeta e messaggi promozionali, stand belli e istruttivi come quello della Corea in cui sono riusciti a unire la tradizione dell’Hansik, composta di verdura fermentata in coccio che dovrò procurarmi quanto prima, con una presentazione tecnologica estrema, stand sovietici con cavalli e macchine come quello del Turkmenistan che fanno quasi tenerezza, stand deprimenti come quello del Viet Nam che sembrava nulla di più di un mercatino orientale (in esposizione anche un modellino del motoscafo Riva ??!!).
Quello che colpisce é un’ aria di allegria complessiva, dai bambini cinguettanti di estate ragazzi ai pensionati stranieri, lenti ma inesorabili e la vista di tentativi, a volte riusciti a volte no, da parti di ogni stato di presentare al meglio le proprie tradizioni e eccellenze alimentari , senza volersi opporre o polemizzare, per una volta tanto, con qualche vicino, una pax gastronomica insomma…
Le istallazioni sono molto leggere, aeree, alcune veramente belle come il Padiglione Italia, la Corea , Israele, Russia e Germania, altre molto meno… ma nel complesso c’è molta bellezza e la bellezza non si discute.
Noi ci siamo stati dalle 10 alle 16 e abbiamo potuto vedere solo una frazione dell’Esposizione, per quanto riguarda il cibo: i ristoranti sono un po’ cari e non sempre, a vedere i piatti serviti valgono la spesa, in compenso ottimo il cibo da strada (da raccomandare quello dell’Olanda per le sue polpette e patate fritte), moltissime colonne dell’acqua liscia o frizzante, indispensabili nel clima estivo e, per quanto riguarda gli acquisti, questa volta siamo stati parchi, ho comprato solo dal Marocco l’olio di argan alimentare e la spezia Raz el Hanout

Qualche consiglio a chi volesse andare:

  • programmare la visita scegliendo i 4/5 padiglioni in cui vale la pena fare la fila
  • andare in un giorno feriale, magari piovoso per trovare meno code
  • girare anche per gli stand meno gettonati, perché è possibile avere piacevoli sorprese
  • il Decumano, siccome è ampio e sgombro non sembra lungo, ma in verità è lunghissimo e quindi bisogna misurare le forze, sfruttando anche il servizio di navette esterne, noi in sei ore abbiamo percorso 15 Km, di cui una parte di scale e alla fine eravamo un po’ stremati.
  • non si può visitare tutto in un’unica tornata a meno di non avere la resistenza di Mennea, quindi scegliere prima, lasciando un po’ di spazio all’improvvisazione
  • ai ristoranti, guardare prima i piatti serviti, per evitare di trovarsi brutte copie a caro prezzo dei piatti tradizionali