UnknownUno dei miei primi libri d’infanzia, debitamente purgato delle parti “cochon” e quindi per alcuni versi incomprensibile, è stato I tre moschettieri e da allora ho sempre letto con passione i romanzi storici.
Purtroppo, come i più inflazionati gialli, essendo questo uno dei pochi generi “fiction” pubblicato con facilità dagli editori, diventa anche la palestra di scrittori improbabili, dall’autrice leghista che nomina la Padania verso la fine dell’impero romano, ad altri che avrebbero voluto scrivere sul proprio ombelico, ma non glielo avrebbero pubblicato e quindi scrivono sull’ombelico dei greci o dei romani.
Qualche anno fa mi sono invece imbattuto, su un vero gigante del genere: Hilary Mantel; ho cominciato con Wolf Hall, la storia di Cromwell, non il rivoluzionario, ma suo zio segretario di Enrico VIII, ho proseguito con Anna Bolena e poi sono arrivato alla trilogia Storia segreta della rivoluzione francese, che sto leggendo adesso con grandissimo piacere.
La caratteristica della scrittura della Mantel è che non mostra la storia a volo d’uccello, inserendo poi personaggi veri o fittizzi, ma ti precipita fin dalle prime pagine nella realtà storica, con poche spiegazioni e questo può essere un po’ straniante, ti fa seguire l’evolversi delle situazione con i dubbi, le ansie e le speranza dei protagonisti, facendoti dimenticare che tu la storia la conosci già e dovresti sapere come va a finire. Ricrea quell’effetto che chiunque ha provato quando partecipa a un evento epocale piccolo o grande che sia: sai che stai vivendo un momento importante ma non ti rendi conto bene cosa stia succedendo e cosa succederà. Così si può sperare che Anna Bolena, peraltro una grandissima stronza, salvi la testa o che il Terrore non sopprima gli eroi della rivoluzione, perché la tua anima è dentro l’azione e non ne vuol sapere cosa dice la testa…