foto MNAnche quest’anno abbiamo chiuso il ciclo delle vacanze a Mantova con il Festivaletteraratura, ormai sono più di 15 anni che questa manifestazione rappresenta un appuntamento fisso: per finire in bellezza l’estate fra celi azzurri e mura dorate, per rimpinzarci prima delle diete invernali, per non perdere la speranza per paese e i suoi abitanti ( e ci sono stati momenti duri…), per riunire la famiglia e chiacchierare sui fondamentali della vita: buona cucina e letteratura.
Il più emozionante l’incontro con Roberto Satolli e Gino Strada su ebola, su come si può e quanto è difficile affrontare un’epidemia nel terzo mondo, restando umani.
Lo spettacolo più divertente Donpasta e l’Artusi remix, il trionfo dell’unto e delle melanzane alla parmigiana salentine.
Il più commovente Marcello Frigueras, autore del libro Kamchakta che consiglio a tutti, ottimamente presentato da Simonetta Agnello Hornby, la capacità di riproporre il punto di vista dei bambini in situazione estreme, per piangere e ridere.
Il più intressante Kazuo Ishiguro, autore di Quel che resta del giorno e del nuovo libro Il gigante sepolto, sulla perdita, a volte volontaria, della memoria, dell’utilità e i dei rischi di questa operazione.
Il più stimolante Luca Molinari su Napoli città nascosta e del suo modo di esplorare a piedi e con una macchinetta fotografica le città, alla ricerca della loro anima.
Il più interattivo Marcello Fois e Roberto Costantini chiedono alla platea, durante l’incontro sulla fascinazione del male, chi è il cattivo più cattivo al cinema e in letteratura?, varie risposte fra cui molte troppo televisive, per me è il Colonello Kurtz di Apocalypse now e Cuore di Tenebra: la scelta del male non per necessità o vendetta, ma per la sua geometrica potenza.
Il più deludente David Van Reybrouk, autore dello splendido Congo che consiglio a tutti per capire il disastro Africa, si è messo in testa che per superare i guasti della democrazia rappresentativa, bisogna passare a quella a sorteggio: scarso approfondimento culturale, molta presunzione e quella strana idea che hanno i belgi e gli olandesi che il mondo sia fatto tutto come i loro piccolissimi paesi. Quandoque bonus dormitat Homerus.
La famiglia la Perla non è venuta perché aveva da fare un mosaico e non c’erano coetanei con cui condividere l’evento, ma il resto della famiglia si è riunita ed è stata bene insieme, in particolar modo l’Artista che è riuscita a coniugare gli affetti familiari con i sui impegni artistici.
Il cibo sempre splendido, carnale e confortante, per i ristoranti bene i Ranari e L’Osteria del Broletto, in crisi Fragoletta che era stata la nostra prima scoperta, menù corto e senza idee, piatti riscaldati, fortunatamente una new entry: l’ Osteria  Bice della gallina felice, selezionata all’inizio per il nome, dove tre allegre signore e un souschef tatuato ci hanno piacevolmente sorpreso con, fra le altre cose, il Tortino di zucca con crema al parmigiano e mostarda di pere, un ottimo contrappunto di profumi e sapori di cui non posso scrivere la ricetta perché non la so, ma lo voglio riassaggiare il prossimo anno…