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TramontoLa scorsa settimana per sfuggire alle pulizie/sistemazioni post lavori edili  e all’attesa della nuova cucina, sono scappato in barca, naturalmente a fare il cuoco..

I protagonisti: Ugo, lo skipper che non vuole mai scendere a terra, Fabrizio, il secondo sensibile alle vele, Corrado, il cuoco che ama cucinare e dormire in navigazione, Luciana che pensava di fare una breve crociera costiera, Oreste, che adora brontolare e mangiare (nell’ordine), Massimo, convinto all’ultimo momento a riprendere il mare dopo qualche anno di astinenza.

La barca: Oceanis 46 praticamente nuova, comoda come una villetta e attrezzata perfettamente dall’armatore bancario: tutte le manovre etichettate, cucina fornitissima e la meraviglia di un frigorifero che non è solo un rallentatore di fermentazione ma un vero frigo. Unico difetto le vele un po’ fruste, ma al Cuoco non interessano se non per il continuo armeggiare dell’equipaggio che disturba il suo riposo.

L’ itinerario: Chiavari- Macinaggio – Capraia – Chiavari 24 ore di navigazione in un WE

La storia: al meeting nel pomeriggio di venerdì Luciana scopriva di essere stata crudelmente ingannata: non era una crocierina costiera adatta a chi dopo il lago, voleva provare il mare e, inoltre, lei era l’unica femmina dell’equipaggio. Reagiva con la rassegnazione di chi si è seduto per sbaglio nel vagoncino delle montagne russe e lo sente inesorabilmente partire! Appena usciti dal porto incontriamo subito un mare leggermente mosso, assenza di vento e soprattutto un tramonto spettacolare. Il Cuoco, ignaro della situazione, offre stuzzichini e birra, meravigliandosi per i compagni inappetenti che cominciano a mostrare sul volto qualche sfumatura verdognola. Il Capitano timona imperterrito e determinato. La situazione peggiora con il passare delle ore, il vento è sempre assente, ma il mare si ingrossa e le onde si incrociano; il cuoco pensa ci manca solo che piova…ma non lo dice perché porta sfortuna. Nessuno chiede di tornare indietro e tutti affrontano virilmente la prova!Il Cuoco è un po’ dispiaciuto perché è saltata la prima cena, ma essendosi aggiudicato il primo turno di guardia va a dormire leggermente intirizzito e nauseato alle 2,30. Si risveglia felice a Macinaggio, in una bella mattinata di sole. Quelli del secondo e più severo turno, al risveglio, mostrano ancora i segni della nottata.

Pranzo in rada e il Cuoco propone democraticamente di scegliere fra la pasta con le olive e il burghul con il tonno e le acciughe, l’equipaggio, compreso Oreste, non dà indicazioni e si opta per il burghul su indicazioni del Capitano. Dopo pranzo navigata tranquilla e senza vento verso Capraia; il Capitano propone la rada o al massimo le boe, il Cuoco insiste per l’atterraggio perché Capraia è un bel paesino e merita di essere visto e, alla fine, la spunta. Aperitivo rinforzato, doccia ed escursione in paese, ma cova il mugugno in parte dell’equipaggio e alla presentazione di una cena a base di pollo teryaki e riso basmati, Oreste capeggia l’ammutinamento reclamando cibi schiettamente padani; il Cuoco si risentiva, gli dava del “baluba” e promette la polenta taragna al prossimo imbarco. In effetti, il salto della cena aveva scombussolato un po’ il menù e il Cuoco si ripromette di chiedere alla prossima crociera non l’approvazione del menù ma indicazioni sulle preferenze alimentari dei partecipanti. L’ammutinamento viene spento sacrificando un’ innocente bottiglia di rum. Partenza alle tre del mattino di una notte tersa e tranquilla che valeva la crociera e ritorno a Chiavari con un bel traverso e il mare quasi piatto che ha riconciliato tutto l’equipaggio con la vela d’altura.

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IMG_0857Venite a cena che faccio la trippa dice il babbo di Giovanni …. e non occorre che  tu prerari niente… ti puoi anche riposare una volta tanto…. Riposare io?…. non è che per caso teme la concorrenza? Comunque ho fatto qualcosa con la minor fatica possibile utilizzando l’ultima confezione di Burghul egiziano comprato a Salone del Gusto ( una cosa sublime: veri chicchi di grano  spezzati, scuri abbrustoliti al sole d’Egitto, dove mai potrò  ritrovarli?).
La realtà ha poi dimostrato che era solo buon senso: antipasti vari, tagliatelle, una trippa alla lombarda strepitosa, sformato di melanzane (neanche assaggiato per manifesta sazietà) e ananas per salvarsi l’anima.

Burghul ai gamberi
Ingredienti: gr 250 burgul, gr 300 gamberetti surgelati, menta, peperoncino, olio, aglio,passata di pomodoro, sale
Preparazione: cuocere il burghul a vapore per mezzoretta, in una padella far soffriggere l’aglio, aggiungere i gamberi e sfumare con il vino bianco, aggiungere la passata e cuocere per 20 minuti, regolare di sale, peperoncino, menta e mescolare al burghul. Servire caldo o tiepido.

Siamo già quasi al dopo feste, si cerca di tornare a un’alimentazione sensata e   smaltire gli avanzi che circolano in casa.
L’altro giorno in considerazione del freddo che c’era e della vaga aria depressa che si respira in queste feste, avevo fatto un piatto confortante: la crema di zucca. Semplice da fare: zucca, due patate, un brodo vigoroso, prezzemolo e parmigiano,  pur essendo senza panna è risultata  piuttosto densa ( in realtà si colloca fra una crema e un pureé).
Ne era avanzata una porzione e poiché l’Apprensiva continuava a trascinarsi afflitta fra il divano e il suo solitario al computer, non me la sentivo di prevaricarla sul cibo come al solito; quindi l’ho allungata trasformandola in una minestra. Così però mancava qualche cosa, il confronto con il ricordo della crema la faceva sembrare scipita e quindi ho pensato di arricchirla, il dubbio era: lenticchie rosse o burghul? Ho scelto quest’ultimo perché le lenticchie si sarebbero troppo appiattite sulla zucca ed è stata una scelta felice: due pugni di burghul   hanno trasformato una minestrina un po’ triste in un piatto eccellente e bilanciato, l’Apprensiva ha apprezzato.
Domani arriva per due giorni Supermax il nipote adottato ex polacco dell’Apprensiva, sarà un intermezzo divertente: finalmente un maschio!, ma povero dal punto di vista gastronomico, da vero Osti mangia solo cetrioli, rapanelli e altre amenità…..

La Perla Ho litigato con la mia amica L. (seienne latte e miele) Io, Magda e l’Artista in coro (era l’amica di salvataggio dalla banda di molestatori)  E perche?!!! La Perla Le  ho chiesto se credeva in Dio ! Io e l’Artista Ma come lo hai chiesto ? Sono cose delicate! La Perla Nooo, ma le ho detto che io non ci credo e lei invece ha detto di si, allora le ho chiesto cosa c’era prima di Dio e lei ha detto la luce, allora io le ho chiesto cosa c’era prima della luce e lei non ha saputo cosa rispondere (con  aria luciferina e soddisfatta), poi non sapeva neanche niente del Big Bang ( con alterigia razionalista). Io e l’Artista Non è che l’hai presa in giro?, quello in cui  si crede è questione delicata e personale La Perla (simulatrice ) Nooo…..Io Guarda che è come si ti dicessero che Babbo Natale non esiste…. La Perla (allarmata) Ma figurati certo che esiste !!!! Io Allora le Winx… La Perla (sorridendo placata). Ma quelle sono fantasie…. Per due giorni La Perla e L. non si sono frequentate, poi hanno ripreso a giocare come non fosse successo nulla.

Ero stufo di fare il Burghul con pesce o verdure allora ho proposto a Magda di farlo con straccetti di vitello, Magda si è opposto vivacemente (come sempre in caso di innovazioni), ma poi si è ricreduta.

Burghul agli straccetti di vitello

Ingredienti (6 persone) 500 gr di Burghul, 500 gr straccetti di vitello, una cipolla, un vasetto di passata di pomodoro, un pugno di pinoli, molte foglia di menta, sale pepe e olio, peperoncino fresco, vino bianco.

Preparazione: Lasciare in ammollo il Burghul per un paio d’ore in acqua fredda. Tritare la cipolla e farla appassire in due cucchiai d’olio, aggiungere gli straccetti con i pinoli e farli rosolare a fuoco alto, bagnare con mezzo bicchiere di vino, aggiungere la passata e fare cuocere per un’oretta, regolare di sale e pepe. Scolare il Burghul, strizzarlo e metterlo in una terrina, aggiungere gli straccetti, la menta tritata finemente e il peperoncino a piacere, regolare di sale e lasciare in frigo per un’ ora.

Il confortevole ripetersi della nostra “villeggiatura” si ripropone anche attraverso alcuni paesaggi umani che ritroviamo anno dopo anno. Io non sono particolarmente socievole e i rapporti veri sono con la famiglia del proprietario delle casa, alcuni vacanzieri abituali oltre alla sorella di Magda  che villeggia nell’entroterra con Supermax il figlio quattordicenne adottato. Però il paesaggio umano  è importante quasi come quello naturale  e  anche quest’anno si è riproposto integro (tutti gli anni abbiamo il timore che manchi qualcuno, anche i più stronzi…):

  • L’Iperattivo, pensionato color terracotta che fin dalla mattina presto si aggira per la spiaggia piantando ombrelloni e stimolando la loquacità di mature signore.
  • La Matriarca, anziana signora di Taranto, che troneggia dalla prima mattina sotto un cappellone di paglia. Ogni anno temiamo di non vederla, ma il nostro amico Roberto sostiene che ci seppellirà tutti e penso abbia ragione.
  • Il Cane (ex) Libero, un quasi terranova, che vagava libero sulla spiaggia socializzando con i bagnanti e svernava presso la locale pompa di benzina. Sembra che abbia trovato un padrone fisso e si fa vedere raramente
  • Doctor Verbo affermato otorino torinese (appezzatissimo nei ricorrenti mal d’orecchio della Perla) le cui principali attività sono: impoverimento della fauna tramiti pesca subacquea sconsiderata di micro pesci e polpi e pontificare  davanti a uditorio di signore fra l’annoiato e l’interessato. Impossibile interrompergli un discorso neanche con osservazioni rafforzative. Magda dice che gli somiglio, ma sono in un po’ meno grave…
  • Il Signore Anziano Elegante che, mentre facciamo colazione al Bar , sfoglia con voluttà giornali di gossip
  • La Stronza, grassa signora locale che al mattino pianta il suo ombrellone sempre nel medesimo posto, incurante se, unico sulla spiaggia, a 50 cm c’è un altro bagnante. Poi stimolata dall’Iperattivo sragiona a voce alta sulla cattiveria della gente
  • Il Proprietario del bar, che da 17 anni siede allo stesso tavolo sentendo cantanti italiani degli anni 60 (il must è Jonny Dorelli) e ci tiene il posto nell’angolo più ombroso
  • La Giornalaia, cinque anni fa era una neo-laureata di belle speranze che si teneva occupata in attesa di un vero lavoro, anche quest’anno è rimasta all’edicola e questa è una triste metafora del nostro paese

La gastronomia delle nostre vacanze prevede a pranzo piatti freddi e fra questi prediligo il Burghul (grano germogliato spezzato ed essiccato al sole) perché fa meno “mappazza” del cus cus e ha un’altra qualità: può essere cucinato senza fuoco basta metterlo a bagno in acqua fredda per un paio d’ore

Insalata ricca di Burghul

Ingredienti: 300 gr di Burghul, 300 gr  pomodori datterini, una cipolla piccola, una scatoletta di tonno, 4 filetti di acciughe, una manciata di capperi, un limone, sale, olio, qualche foglia di basilico

Preparazione: sciacquare il burghul e metterlo a bagno in acqua fredda, tagliate in quattro pezzi i pomodorini e metterli in una terrina insieme alla cipolla tagliata sottile e i capperi e lasciare sul tavolo al caldo. Andare per un paio d’ore in spiaggia a leggere e nuotare. Al rientro  scolare il burghul, strizzarlo in un canovaccio e metterlo in una terrina. Scolare i pomodori e le cipolle in modo da lasciare l’acqua di vegetazione, mescolarli al burghul e aggiungere il tonno e le acciughe. Regolare d’olio e limone a seconda dei gusti e salare se le acciughe non bastano. Unire il basilico a striscioline e servire

Una delle mie zie é nata molto tardi rispetto alle sorelle e in giovane età si era occupata frequentemente di me e dei miei due fratelli. Spesso veniva spedita da sola in improbabili posti di montagna a gestire tre maschi irrequieti.
Ho ricordi piuttosto vaghi di quelle estati (girini e cadute rovinose) ma siamo sopravvissuti sia noi che lei.
Forse a causa di quel trauma si è sposata tardi e i suoi figli (miei cugini) hanno suppergiù  l’età delle mie figlie. Ci vediamo poco perché loro stanno a Bologna e io sono un po’ autistico.
L’altra settimana una di queste cugine piccole, La Tosta mi ha chiamato perché era a Milano  per un corso di formazione. L’ ho invitata subito a cena perché mi è molto simpatica, abbiamo alcune affinità quali il senso del lavoro, un’irragionevole passione per i fantasy ben fatti (molto pochi ahimè) e un certo umorismo che confina con il sarcastico. A cena c’era anche la Tennica ed è stato un piacere vederle discutere con passione e competenza  di lavoro (l’Artista non apprezzerebbe pensando che questa concezione distorta si è allargata anche a Bologna) e di umanità varia  accumunate dall’impegno di gestire la manutenzione dei rapporti in famiglie non sempre facili.
Siccome volevo fare bella figura ho puntato su piatti sicuri: Burghul di verdure e trancio di tonno teriyaki al sesamo  (di cui non parlerò perché, sulla base del ragionamento sbagliato “perché comprarlo fresco e surgelarlo ? meglio comprarlo già surgelato”, ho dovuto usare tonno insoddisfacente e il piatto è venuto buono ma non buonissimo). Sulla base del gradimento della cena abbiamo deciso di ripeterla martedì prossimo e allora forse farò qualche sperimentazione avendo un pubblico degno.

Burghul di verdure

Ingredienti: 300 gr burghul ( si tratta di grano spezzato e seccato, lo preferisco al cus cus perché fa meno mappazza, si trova nei supermercati grandi grazie all’immigrazione nord africana, altro che mandarli a casa e mangiare casoela!), 4 pomodori S.Marzano sodi, 6 zucchine piccole e tenere (quelle di fiori) una cipolla di tropea, un pugno di capperi, 6 filetti di acciughe,  un pugno di menta fresca, sale, olio e succo di limone.

Preparazione: lasciare il burghul a bagno per 4 ore o cuocerlo per 7 minuti (deve restare bene al dente) e sciacquarlo con acqua fredda, in una ciotola mescolare i pomodori senza semi a pezzetti, le zucchine a pezzetti, i capperi e le acciughe tritate, la menta ben tritata e la cipolla affettata fine. Aggiungere il burghul dopo averlo ben strizzato con uno strofinaccio, condire con olio e limone salando pochissimo perché ci sono già acciughe e capperi. Servire guarnendo con foglie di menta (io me ne sono dimenticato)

Chi sono

Zenone (non il filosofo, ma quello dell’ Opera al Nero) 63 anni, lavora in editoria, una grande passione per la cucina, una compagna l’ “Apprensiva” due figlie la “Tennica” e l’ “Artista” una nipote “ La Perla di Labuan, una ex moglie poco ex l' Irriducibile e un procedimento penale in corso per una vicenda medico-farmaceutica. Io mi dichiaro innocente (come tutti, anche quelli nel braccio della morte) ma posso invocare la testimonianza di quelli che mi conoscono : non sono mai passato con 11 pacchetti nella cassa da 10. Il 25 ottobre sono stato sollevato dagli "arrosti" ma Woodstock resta in gabbia fino a che la faccenda non sarà conclusa......03-02-12 ASSOLTO PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE 11-09-12 si aggiunge al gruppo il Paziente friulano, marito che, pur essendo italiano e ivi residente, la Tennica ha trovato in Patagonia. Nella compagnia è sempre più presente SuperMax, nipote diciottenne dell'Apprensiva, tanto entusiasta della vita quanto disinteressato alla scuola.

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zenone@arrostidomiciliari.it

Controllo delle é / è, ortografico a posteriori a cura della Tennica

Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Cucina Semplicemente in collaborazione con Farina Antiqua macinata a pietra

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