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Parigi 2016Parigi 2

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UnknownQuando ero molto piccolo andare a Parigi era un viaggio, anzi il Viaggio, si andava per le nozze, raramente per lavoro o per festeggiare qualche cosa di importante, ricordo ancora una piccola Tour Eiffel riportata da mio padre da un viaggio, che allora noi fratelli reputavamo mitico…
Poi ci sono andato e riandato di persona e, soprattutto negli ultimi anni, grazie allo “studiò” di un amico in Bld Saint Dennis con vista sulle signorine dell’onorato mestiere, andare a Parigi è stato come andare ogni tanto in centro, a vedere cose belle e a ricrearsi un po’.
Questa strage ci ha colpito da vicino e duramente, lo so che è già successo molte volte lontano da qui, ma quando il colpo arriva vicino fa più male, è nella natura delle cose…
La prima reazione è il desiderio di reagire forte e subito, poi in noi, senzienti razionali, l’onda passa e arrivano le domande come?  ( dice Socrate che non è razionale rispondere a un’ingiustizia con un’altra ingiustizia) e soprattutto contro chi? ( un’idea l’avrei: quel gruppo di ricchissimi misogini con i baffi e gli occhiali scuri in mezzo alla sabbia). Invece da parte di qualcuno sembra che l’obiettivo sia già identificato: quei poveretti che scappano dalle stesse pallottole che già da qualche anno fischiano a casa loro.
Ma io ricordo:  i giorni del terrorismo, quando c’era un morto al giorno e vedevo le mitraglietta spianate davanti a casa, è stata dura lunga e difficile, ma alla fine la partita è stata vinta. Perché non esistono soluzioni semplici a problemi complessi….

La Tennica è venuta con il Paziente al pranzo della domenica e per cercare qualche cosa di confortante, nonostante la sua dieta, mi sono inventato questo finto purè da abbinare all’arrosto.
Puré di sedano rapa e carote
Ingredienti: 1 sedano rapa, 2 carote, 1 cucchiaio di burro chiarificato, 1 tazza di latte abbondante, noce moscata, sale, una bustina di Xanato (se non siete a dieta va bene anche un cucchiaio di maiezena)
Preparazione: spellare il sedano rapa e le carote e tagliarli a pezzettoni, farli cuocere in pentola a pressione per 8 minuti, scolarli dall’acqua schiacciandoli su un passino o un setaccio e metterli in una pentola con il burro sciolto, aggiungere lo xanato e frullare aggiungendo il latte fino ad ottenere un composto cremoso, regolare di sale e noce moscata e servire.

 

UnknownE’ stato un mese complicato: cose spiacevoli ma inevitabili, cose spiacevoli rimandate troppo a lungo, cose spiacevoli improvvise e un po’ insensate come la rottura con la scuola di navigazione (la Tennica mi dice non sei bravo a trattare i maschi psicopatici, io accolgo la critica facendo buoni propositi per il futuro e mi tengo il complimento implicito “ con le femmine psicopatiche invece…” ). Tutte queste cose si sono date appuntamento in questi ultimi due mesi e ne sono uscito con un orizzonte se non roseo almeno sgombro e con il tempo per riprendere in mano il filo del mio futuro. Il blog è stato trascurato, non tanto per mancanza di tempo quanto per poca voglia di comunicare, ma adesso che il più è fatto  si riparte.

Parigi Per festeggiare la svolta abbiamo fatto un week end lungo a Parigi, con l’impegno di prendercela comoda, cosa che naturalmente non è successo e mi dolgono ancora i polpacci per le maledette scale della metropolitana. Nessuna scoperta salvo il piacere di rivedere il museo d’Orsay e la delusione al ristorante L’ Assiette Aveyronnaise dove eravamo andati per riassagiare l’aligot originale: il vecchio padrone è andato in pensione e ai piatti, pur essendo gli stessi, manca quel tocco che li rendeva particolari, come una vecchia commedia mal recitata da guitti annoiati. PS vorrei mandare tutti i contrari alla Torino – Lyone a farsi 4 ore a passo di lumaca da Torino a Macon

Due libri: uno Le Lacrime degli eroi  di Matteo Nucci è stato molto pubblicizzato, ma è un vero gioiello: considerazioni e approfondimenti sui due poemi fondativi dell’Occidente l’ Iliade e l’Odissea, da leggere con calma per poi andare agli originali ( che l’Apprensiva ha prontamente riacquistato). L’altro 60 giorni e finiscono i soldi  di Ludovica Amat, mi è capitato per caso: ho letto di una presentaziono l’altro pomeriggio, ci sono andato vincendo la pigrizia, mi sono divertito quasi più per la partecipazione della Milano intelligente variamente invecchiata e mi ha fatto riflettere. E’ la storia di una “precaria” affermata che con la crisi vede il suo mondo franare e si ricostruisce anche grazie a una rete solidale. E’ un libro carino (a parte la copertina pisello), ben scritto e ironico. Fa riflettere sull’effetto della crisi sulle generazioni: la mia quella del posto fisso delle possibilità ( 15 anni di banca, l’associazione, l’azienda editoriale e il lavoro autonomo) con la ciambella sempre più sottile della pensione che un’onda cattiva allontana all’ultimo momento; quella dell’autrice: il lavoro precario in un mondo pieno di occasioni che si frantumano con l’impatto della crisi su tutta la filiera: le aziende grandi che resistono stritolando i fornitori e poi collassano; quella ancora sucessiva dei precari senza speranza e senza certezze……….

Ciliegie

La ciliegia è l’ultimo frutto veramente stagionale: comincia ad apparire a metà maggio e finisce inesorabilmente a fine giugno, io e l’Apprensiva le amiamo molto ma quest’anno a causa delle pioggie è stato terribile, globuli rossi acquosi e senza sapore, salvo le ultime dopo il gran caldo

Nota di servizio a gentile richiesta il Riflessivo è stato rinominato il Paziente Friulano nel senso di paziente… molto paziente con il nostro DNA diffuso

La trasferta parigina è andata benissimo con esclusione del ritorno: il TGV orgoglio della tecnologia francese si è rotto fra Parigi e Lione, dopo un paio d’ ore di tentativi di riparazione il macchinista si é arreso e si è fatto spingere alla stazione successiva dove siamo stati ordinatamente trasbordati su altro treno, con la sorpresa finale siccome non tutti i TGV sono abilitati a circolare in Italia (in realtà sembra sia una storia di ripicche del tipo: se tu non fai circolare i miei da te io non faccio circolare i tuoi… uniche vittime i consumatori) siamo stati portati a Modane dove abbiamo proseguito in bus, unica consolazione il lunch box gratuito delle SNCF completo di letterina di scuse, altro che Moretti delle FS che pretendeva che ci si portasse plaid e panini in previsione dei ritardi dell’alta velocità !

Cosa abbiamo fatto
In sostanza abbiamo camminato e mangiato, sotto un cielo livido con pioggia e neve e qualche difficoltà di comunicazione con i nativi, perché io conosco abbastanza bene il francese, ma non ho orecchio e quindi pronuncio male e capisco peggio, in più detesto chiedere, l’ Ansiosa non ha studiato il francese ma si vanta di un’ ottima pronuncia piena di erre arrotolate, ma i nativi dopo un po’ nonostante l’ accento le si rivolgono in inglese, che lei capisce altrettanto poco.

Cosa abbiamo visto
Versailles, dove non ero mai stato, grande e bello come architettura, povero di arredi ( venduti durante la rivoluzione), ripieno di cinesi e giapponesi fotografanti in modo tale da far vibrare il razzista che c’é in ognuno di noi

Il museo del Carnevalet Histoire de Paris, molto interessante una storia di Parigi e quindi della Francia attraverso gli oggetti e sopratutto i quadri, in cui le didascalie parlano più dei soggetti ritratti che dei pittori e dov’è conservata la camera da letto di Proust.

Una mostra temporanea di De Nittis al Petit Palais molto bella, ma noi siamo un po’ patiti di pittura fine ottocento.

Cosa abbiamo mangiato
L’ Apprensiva ha opposto una silenziosa ma efficacie resistenza alle mie alternative etniche e questi sono stati i posti degni di nota dove ci siamo accasciati a consumare pasti abbondanti:

Ragueneau ( 202 Rue St. Honoré arr. 1) al bistrò del ristorante per spezzare la giornata con una zuppa di cipolle gratinata bollente e delle deliziose “tartine” ( che poi sono mezze baquette con farciture varie)

Chez Marianne ( 2 rue des Hospitalières Sant Gervais Arr. 1 Marais) è una salumeria da asporto con una decina di tavolini, non prenotabili, si va e si fa la coda ( noi no, colpo di culo!) menù schizofrenico: specialità mediorientali oppure pesci diversi del nord europa, cibo squisito e prezzi modici vale la pena di fare la coda. All’ angolo della via, se siete di corsa: l’ As de Fellafel con sportello sulla strada.

Roger la Grenouille ( 26 Rie des Grands Augustins Arr.5 Quartiere Latino tel 0156242434) veramente volevamo andare da Allard ma come al solito non avevamo prenotato, questo ristorante è caratteristico per i piatti a base di rane, ma a me fanno impressione e quindi abbiamo consumato un’ ottima casseruola di vitello compresa nel “ menù canaille” che abbiamo scelto senza esitazioni. Prezzo per due 69 euro con un bicchiere di vino e caffè.

Fauchon il bistrot ( Pace de la Madeleine 26 Arr. 8) siamo rimasti un po’ delusi dal negozio ( soliti paté e mostarde in confezione lusso) mentre al bistò abbiamo mangiato una minestra di zucca e castagne veramente rimarcabile, che cercherò di imitare presto.

L’ Assiette Aveyronnaise ( Rue Coquillière 14 Arr. 1 Les Halles) l’ Aveyron per chi non lo sapesse è un dipartimento del Midi Pirenei, e in questo ristorante dai prezzi modici ( per Parigi!) si può gustare la specialità del luogo: salsiccia con l’ aligot, una gustosa salsiccia su cui viene posato come una copertina l’ aligot cioè un puré al formaggio ( per capirci per densità e sapore rispetto al nostro puré è come la tigre rispetto al gatto)

Aux Lyonnais ( 32 Rue Saint Marc Arr 2 tel 0142966504) per finire ci siamo concessi questo bistrò di Alain Ducasse, dove abbiamo costatato la differenza fra la buona cucina e l’ alta cucina ( sia pure in una versione economica). Quando l’ Apprensiva si è vista scoperchiare la Pot aux legumes ha osservato un po’ delusa “ sembra verdura al vapore”, quando ha assaggiato si è resa conta che era un’ altra cosa, molto molto buona ma non si capiva come avessero fatto e questo è il bello dell’alta cucina. Io sono rimasto affascinato da una pentola di funghi, patate, spinaci e olive altrettanto buona e di altrettanta incomprensibile costruzione. Ho terminato in bellezza gustando un piccolo menir con sorbetto d’ arancia, arancia fresca, arancia caramellata e brodo d’ arancia e un caffè servito in un comodo salotto, prezzo sui 100 euro per due escluso vino

Dove non vorremmo aver mangiato
La Petite Venise ( Parco di Versailles) nevicava, eravamo stanchi e infreddoliti, ci siamo fermati al primo ristorante incontrato: cucina italiana anonima e imbastardita dai cugini, prezzi esosi e molti spifferi.

Cosa abbiamo comprato
Quattro vestitini non consueti per regali di natale ( Eva 121 Bld St. Germain e Le Vent du Sud 120 Rue Rambuteau Arr 1 Les Halles)

Quattro moschettieri allo shop di Versailles, mancava Porthos e abbiamo preso due moschettieri uguali, ma il nipote dell’ Apprensiva se ne accorto subito

Molti accessori variamente utili da cucina fra cui un guanto in plastica per ostriche in un antico negozio per ristoratori, appassionati e turisti ( Dehillerin 18 Riue Coquillière Arr 1 Les Halles)

Qualche patè e qualche senape da Fauchon e al Lafayette Gourmand. Un portacenere a forma di polmone che tossisce quando si appoggiano le sigarette che la Tennica ha rifiutato con orrore.

Biblio: La Guida dei Routard Paris penso che sia una delle più affidabili per dormire e mangiare, mancano i ristoranti stellati, ma tanto si conoscono ed è solo questione di budget, i commenti culturali sulle cose da vedere sono disinvolti e utili.

 

 

 

 

 

 

 

Essendo libero di muovermi in tutto l’ orbe terracqueo con l’ esclusione di una città italiana su cui pende la “damnatio” del Grande Inquisitore, con l’ Apprensiva abbiamo deciso di evadere andandocene a Parigi per Sant’ Ambrogio.

Il mondo si divide in due: quelli che amano Parigi e quelli che preferiscono Londra, noi due preferiamo Parigi: perché più affine linguisticamente, perché è più europea, perché lì c’è uno stato che funzione anche con cittadini latini, perché se pure è vero che i migliori ristoranti sono a Londra (questione di soldi, lì ci sono ancora un sacco di finanzieri ricchi in grado di strapagare cene stellate), a Parigi c’ è una “gourmandise” diffusa che gli inglesi non raggiungeranno fra mille anni. Mi rendo conto che Londra é più “moderna” e di tendenza ( infatti la Tennica preferisce Londra o al limite Berlino) ma tant’è ognuno ha i suoi “luoghi di conforto” e noi ci torniamo volentieri.

Approfittiamo di uno “studiò” messo cortesemente a disposizione da un ex stagista ( a proposito stage é una parola francese, va rispettata e non si legge “steig”) a cui l’ Apprensiva ha insegnato qualche cosa, facendosi lei le fotocopie…. Per visitare una città non c’é niente di meglio che avere una piccola casa a disposizione: i ritmi delle uscite sono più ragionevoli e non si è costretti a mangiare fuori anche quando si è infreddoliti e stremati.

Il programma è poco culturale:

  • massimo due musei fra cui sicuramente Musée Carnavalet, Histoire de Paris ingiustamente surclassato dai più blasonati concorrenti
  • cenare in posti strani, con una puntata da “ Aux Lyonnais” dove l’ altra volta non siamo riusciti ad andare per mancata prenotazione.
  • fare shopping, cercando regali di Natale non arrivati in container dalla Cina
  • cercare spezie e attrezzi di cucina che non userò ma resteranno un caro ricordo
  • prendercela comoda ,passeggiando per la città vestiti come Totò e Peppino, vista la temperatura.

Au revoir……..

PS in previsione scaramantica di future indigenze e per fastidio rispetto ai panini “plasticosi” dei treni, tre panini per il viaggio:

Focaccia, prosciutto crudo, formaggio latteria e lattuga

Panino francese, mortazza, crema di pomodori,lattuga,  senape di digione

Panino francese, speck, gorgonzola di capra, coste di sedano

Chi sono

Zenone (non il filosofo, ma quello dell’ Opera al Nero) 63 anni, lavora in editoria, una grande passione per la cucina, una compagna l’ “Apprensiva” due figlie la “Tennica” e l’ “Artista” una nipote “ La Perla di Labuan, una ex moglie poco ex l' Irriducibile e un procedimento penale in corso per una vicenda medico-farmaceutica. Io mi dichiaro innocente (come tutti, anche quelli nel braccio della morte) ma posso invocare la testimonianza di quelli che mi conoscono : non sono mai passato con 11 pacchetti nella cassa da 10. Il 25 ottobre sono stato sollevato dagli "arrosti" ma Woodstock resta in gabbia fino a che la faccenda non sarà conclusa......03-02-12 ASSOLTO PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE 11-09-12 si aggiunge al gruppo il Paziente friulano, marito che, pur essendo italiano e ivi residente, la Tennica ha trovato in Patagonia. Nella compagnia è sempre più presente SuperMax, nipote diciottenne dell'Apprensiva, tanto entusiasta della vita quanto disinteressato alla scuola.

Scrivimi

zenone@arrostidomiciliari.it

Controllo delle é / è, ortografico a posteriori a cura della Tennica

Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Cucina Semplicemente in collaborazione con Farina Antiqua macinata a pietra

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