UnknownInfastidito dalla volgarità del messaggio, ho approfondito un po’ la questione e da un’ iniziale posizione vagamente a favore del referendum sono passato all’incertezza fra il no e l’astensione.
In sostanza ho appurato questo: c’erano due referendum uno per impedire nuove trivellazioni e l’altro per impedire il rinnovo delle concessioni esistenti. Il governo è intervenuto per impedire le nuove trivellazioni e i promotori anziché gioire per il risultato ottenuto, hanno gridato per lo scippo, gettando un’ombra sui veri obiettivi dell’operazione. La quasi totalità degli impianti a mare estrae gas, i rischi di inquinamento sono ridotti tanto e vero che sui piloni coltivano cozze di ottima qualità (controllata), ci lavora direttamente o indirettamente un sacco di gente e il metano che non estrarremmo da li lo dovremmo comprare da altri facendolo arrivare con mezzi inquinanti. Ma il  vero problema è un altro: il referendum funziona su questioni semplici a soluzione binaria ( SI/NO) sulle questioni complesse o non funziona o fa danni, come nel caso dell’acqua pubblica: dire che deve essere pubblicizzata senza prevedere le risorse per permettere ai Comuni di farlo e di fare i necessari investimenti ha prodotto solo l’immobilismo. In sostanza il referendum non può sostituire il lavoro complesso e di lungo periodo per costruire una piattaforma politica su una questione e ottenere su di essa un consenso maggioritario nel paese e in parlamento: questa è la politica bellezza!
Su questa base il referendum rimasto mi pare demagogico in grado solo di provocare un danno al paese e a molti lavoratori se passasse o una battuta d’arresto per il movimento ambientalista se non passasse

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